“Il sapore degli occhi#6″ di Matteo Mo

lug 12, 2010 No Comments by Matteo Mo

FULGIDA STELLA … Avevo acqua agli occhi. L’ho avuta per ben due volte. Arrivava senza dire nulla. Mi costringeva alla sedia. Mi catapultava nell’umidità. Senza barlume di parola, tranquillamente piangevo. Macchiavo le guance col cuore. Il mio petto in barattoli, confezionava un volto diverso. E io grondavo di me.
Potete ben capire in che luogo mi trovavo data la natura della rubrica che state leggendo. Ho preso parte all’ultimo di Jane Campion. A mio dire una tra le migliori donne registe che il mondo culli tra i mari. Questa “piccola†poetessa è neo zelandese . Slanciata negli urti , ama trattare il tema dell’emancipazione. Il suo nuovo produrre rispolvera , nel suo mirare, la vita di John Keats: lucido poeta, considerato uno dei principali esponenti del Romanticismo.
Non s’impone, grazie al Cielo, come una biografia di classico livello!! Quelle strazianti e urticanti liste visive, compendio estremizzato di tutte le azioni che contraddistinguevano il tale personaggio o il tal altro. In queste tipologie che cito, potrebbe allora capitarvi di vedere un povero pavido attore, costretto dall’evenienza, che prova ad imitare Luigi Pirandello (prendo un big a caso, giusto per pilotare il mio gioco): come beveva il caffè Luigi? Come coglieva i fiori? Come trattava gli interpreti delle sue commedie? Ecco, guardate come Luigi passeggiava nei parchi… Tanta carta da compravendita spesa nel ricomporre gli stessi prati che il buon “Pira†calpestava. Devono essere proprio quelli ! Contenenti quel perfetto numero di fili d’erba!

Ma io dico: ma chi se ne frega??? Io vorrei invece comprendere quale fosse la forza motrice che animava il suo fermentare, come il prodigo ed eventuale personaggio in questione sapeva muovere le marionette dei suoi profumi. Quante piste di atterraggio c’erano all’interno del suo ventre? Che formula chimica sprigionavano le sue vampate? Insomma penso sia strepitoso ispezionare le interiora di colui che viene ‘sbattuto’ nelle plancie della piastra narrativa.

Torniamo quindi a Keats. Un’anima limpida e pulita. Alla purezza anelante. Le sue opere in versi destabilizzerebbero anche il signore più imbottito di cemento che il mondo possa presentare, scomponendolo in brandelli di morbidi petali! Un uomo in costante e ripida fermentazione!!! Sapeva scavare nell’anima, sapeva gingillare il pianeta sole con il punto d’un pennino. Anima marina in caldeggiante  ondeggiamento. Non conosceva assopimento. Nel film della Campion viene colto il suo istinto amoroso. La relazione , intessuta di piccolissimi e castissimi baci, con la robusta (nel carattere e nel vivere) Fanny Brawne, colei che con l’uso dell’ago ha orchestrato il dominio del suo Tempo. Così ce ne parla la regista: con la luce che sboccia nelle nostre cornee, tutto è pazzescamente composto, è la scia luminosa a dominare il filmato. Le inquadrature ti si appoggiano sull’umido vedere, si installano in noi. Planano oneste. Volteggiano nel buio del salotto per spettatori, rompendo ogni tabù, consegnandoci la verità di una relazione. Sembrano tutti immobili, eppure sconquassano. Ognuno di loro diviene pura emozione pur rimanendo inermi alla manifestazione delle esplosioni.
Quest’ottima direttrice , lascia tutti seduti (personaggi minori e maggiori) e ci trasferisce l’infinito, il senso eterno delle palpitazioni, il desiderio di divenire una cosa sola. Pochi casti baci e quella dirompenza fulminante dell’unicità del rapporto a due. Al bando l’adulterio , che è solo marciume schifoso senza il parto della lucentezza!! Per conoscere una persona non basterebbe una vita, quindi la vittoria più eloquente è quella di restare una coppia. La fotografia è splendente : ogni spinta muscolare viene registrata da spaventose composizioni visive. Inseguire la bellezza è fondamentale , ma dobbiamo coadiuvarla con il pozzo dell’essenza.
Un’opera da masticare tra le ciglia affinchè i ventricoli esplodano. Gli attori stupefacenti accompagnano magnificamente regalando interpretazioni da giubilo. Sentiremo sicuramente ancora molte nuove sui due giovani Ben Whishaw e Abbie Cornish: spudoratamente sillabano … Il finale castamente giocato con “parole†sigilla … Masticate amici! Addentate!

Il sapore degli occhi

Autore

Comprendere il mondo attraverso le immagini, viaggio/cinema come contenitore di eventi scoperchiati, una fila di fotografie da spulciare, abbraccio fotografico, conoscere fino in fondo. "il mio popolo perisce per mancanza di conoscenza". www.s139.it
Commenti ““Il sapore degli occhi#6″ di Matteo Mo”

Lascia un commento